Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Radici teoriche del movimento psicoespressivo

Il movimento psico-espressivo come ogni cosa o creatura a questo a mondo ha la sua famiglia d’origine, poiché come la fisica ci insegna “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Anche ciò che può sembrarci estremamente innovativo non viene dal nulla, ma ha la sua dettagliata storia.

Il panorama teorico che ha dato vita al movimento psico-espressivo (d’ora in poi MPE) è fatto di molti aspetti di diversi paradigmi psicologici e non solo.

La psicologia, chi la conosce lo sa molto bene, non ha un metodo teorico univoco, ma esistono diverse metodologie. Alcune  si soffermano di più alle manifestazioni esterne come il comportamentismo, altre indagano nel profondo la persona come la psicoanalisi.

Del comportamentismo ci piace l’attenzione all’azione, a ciò che è immediatamente visibile. Analizzare le proprie azioni, anche le più semplici, aiuta nella comprensione di se stessi. Inoltre, mettersi all’opera, agire è un grande catalizzatore di cambiamento per la persona. Tuttavia, non ci si può fermare qua. Procediamo verso il cognitivismo, la consapevolezza di quanto mettiamo in pratica e delle motivazioni, che ci inducono ad agire in un determinato modo anziché in un altro, sono un aspetto fondamentale del benessere della persona. Nondimeno, poiché non siamo fatti di sola razionalità, ma anche, forse soprattutto, di emozioni, che giocano un ruolo fondamentale nelle vite delle persone, è molto importante trovare una via per ascoltare e riconoscere le proprie emozioni.

Un tassello fondamentale del movimento psico-espressivo è l’unione indissolubile mente-corpo. In molti ambiti trasciniamo, ancora,  l’errore di Cartesio, la separazione tra ciò che è fisico e ciò che è mentale. Divisione che non esiste. Mente e corpo sono indissolubilmente interconnesse facendo parte l’una dell’altro. Anche i nostri stati d’animo sono qualcosa di fisico, le emozioni non sono che sostanze chimiche che “vanno a spasso” nel nostro corpo, provocando determinate reazioni. Non c’è nulla di trascendentale, tutto è su un piano materiale e corporeo, anche le nostre emozioni sono espresse essenzialmente dal corpo.

Per farsi una buona idea di come le emozioni siano nel corpo e di come quest’ultimo le manifesti sul piano fisico è molto utile approfondire i principi della medicina tradizionale cinese (MTC).

Secondo quanto insegnato dalla MTC le emozioni abitano il corpo e su di esso si manifestano quando c’è uno scompenso.

Come avevano intuito anche gli psicoanalisti è di fondamentale importanza, dopo aver vissuto una carica emotiva, vivere la relativa scarica, altrimenti si genera uno squilibrio.

Sia i principi della MTC che alcuni elementi del pensiero psicoanalitico sono parte fondante del MPE.

Alla psicoanalisi va riconosciuta la pratica fondamentale dell’analisi del sogno, via maestra all’inconscio. Quando sogniamo, entriamo in una parte del sé inaccessibile durante la veglia, iniziare a prestarle attenzione, cercando di capire ciò che i propri sogni comunicano, è fonte di spunti fondamentali per la comprensione di se stessi.

Capire chi siamo veramente, cercare di essere veri con se stessi e con gli altri è un elemento base del benessere per le persone.

Come si afferma nel Manifesto di pensiero del MPE, viviamo immersi in un mondo affettivo molto articolato. Questo fatto è degno della massima attenzione. Le relazioni che viviamo sin dalla nascita sono parte di noi.

Di fondamentale importanza da questo punto di vista la teoria dell’attaccamento di John Bowlby e la teoria sistemico relazionale.

Le primissime relazioni con le figure di riferimento fondamentali, sono un imprinting. È sicuramente possibile lavorare su situazioni di difficoltà, tuttavia un impronta profonda esiste.

Continuiamo, nel tempo, a vivere immersi nelle relazioni, tanti tipi di relazioni, prima di tutto famigliari. Capire tutto questo è “conditio sine qua non” per capire una persona, che non ha un esistenza isolata, ma, appunto, sistemica e relazionale.

Da tutto quanto detto si evincono le radici teoriche del movimento psico-espressivo. Comportamentismo, cognitivismo, psicoanalisi, teoria sistemico relazionale, teoria dell’attaccamento e MTC sono i suoni “nonni”, “genitori, zii”, di cui necessariamente manifesta somiglianze, rimandi e riconoscimenti.

Come ognuno di noi poi, oltre a “nonni”, “genitori, zii”, il MPE ha degli “amici” con cui collabora nella pratica.

Cercare di avere una profonda conoscenza del sé, o avviare un cambiamento nel sé sono due volontà dell’essere che vengono facilitate attraverso l’azione.

Il movimento, l’agire è ciò che catalizza il cambiamento e che facilita la comprensione della propria costellazione psichica.

Da questo punto di vista, la scrittura ed il disegno sono due strumenti molto potenti, poiché racchiudono in sé alcuni elementi fondamentali. Evidenziano lo stato emotivo, le caratteristiche della persona che ha scritto, sono la manifestazione di un’azione e lasciano una traccia analizzabile.

Muovere il corpo nello spazio, con l’accompagnamento o meno della musica, è un altro mezzo molto importante per conoscersi e se lo si desidera avviare un cambiamento nel proprio modo di essere.

L’utilizzo dei fiori di Bach, preferibilmente un utilizzo consapevole, è un altro tramite molto apprezzabile.

La grafologia, la floriterapia, la danza terapia sono, dunque, degli “amici” la cui collaborazione ci appare fondamentale.

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 novembre 2012 da in Stili di vita con tag , , .

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