Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Ciuccio si, ciuccio no

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Il ciuccio è da sempre una questione spinosa.

Inizialmente facciamo di tutto per “ficcarlo” in bocca ai pargoli urlanti, un po’ per rasserenarci le orecchie, di più per tentare di fornire loro una buona consolazione.

Il tempo poi passa. Chi lo ama, chi non lo ha mai preso, chi lo lascia da sé (pochi, rari, fortunati?).

Il ciuccio è una “Stampella emotiva” che potremmo paragonare vagamente alla sigaretta per gli adulti (l’attuale sigaretta elettronica appesa al collo, devo dire somiglia tanto)

Un tempo, ahimè, ad un certo punto l’adulto decideva, dopo aver imposto il ciuccio come sistema consolatorio, che era giunto il momento di smettere di consolarsi oralmente, o forse no, non pensavano al fattore emozionale, forse sarebbero stati più magnanimi, tra metodi medievali e improvvise sparizioni. Si concentravano per lo più sulla cattiva influenza odontoiatrica e sul fattore età, “ormai sei grande per il ciuccio” tuonava la nonna!

Adesso forse, grazie al cielo, o ad una non del tutto appariscente “rivoluzione psicologica” c’è maggiore magnanimità e si lascia gustare il ciuccio più a lungo, o si cerca con minor “violenza” di stopparne l’utilizzo.

La cosa importante da tenere in conto è che si tratta di una modalità consolatoria, in natura sarebbe la tetta, ma noi società della plastica siamo soliti usare il ciuccio. Se un bambino lo prende tutto il tempo, non dovremmo preoccupiamo di togliere il ciuccio, ma del perchè quel pargolo ha bisogno di consolarsi h24.

Possiamo provare a “permutarlo” per alcuni minuti con un’attività piacevole e consolatoria, poi pian piano allungare il tempo di “non uso”.

La cosa importante di ogni comportamento è avere consapevolezza della sua funzione e intervenire ragionevolmente. Nessun fumatore vorrebbe che arrivasse qualche bel prepotente a togliergli le sigarette d’improvviso, ci vuole motivazione e quella non può che venire dall’interno, anche se possiamo cercare di incrementarla da fuori o quantomeno incentivare pian piano la consapevolezza delle emozioni, senza bisogno di demonizzare il ciuccio che, poverino, è solo un mezzo che assolve egregiamente la sua funzione.

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 aprile 2014 da in Puericultura con tag , , , , .

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