Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Una fiaba per parlare di originalità

Ciò che ci distingue dagli altri a volte può farci sentire diversi e soli, però a ben guardare è, in realtà, la nostra ricchezza, la nostra originalità, ciò che contribuisce a renderci unici e speciali.

Una favola per parlare di questo argomento…

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IL GATTINO VIOLA

Il gatti viola era, appunto, un gattino color viola e per questo

particolare diverso dagli altri, spiccava in mezzo ai gattini neri, banchi, grigi, rossicci, marroncini, neri e banchi, neri e grigi, rossi e marroncini. Era Viola.

gattino viola - immagine da chloe155.deviantart.com

gattino viola – immagine da chloe155.deviantart.com

Voleva però essere come gli altri così decise di affrontare il viaggio nel bosco per andare fino al castello della maga Baralissa che sapeva cambiare colore alle cose.

Affrontò così il lungo viaggio, facendo nel bosco amicizia con tanti animali che ammirarono tutti il suo colore riconoscendone l’unicità e lo aiutarono accompagnandolo nel cammino di giorno e ospitandolo nelle loro tane a riposare durante le notti.

gattino viola - immagine da frog-frogbr.deviantart.com

gattino viola – immagine da frog-frogbr.deviantart.com

Un bel giorno il gattino viola arriva davanti al castello di Baralissa. Bussa con la zampina sul cancello, tin, tin, tin e dice “Sono il gattino viola e ho affrontato un lungo viaggio per chiedere alla maga Baralissa di cambiarmi il colore del pelo”. Arriva una gallina della maga che da al gattino un uovo, gli dice che Baralissa tornerà la sera e che lui intanto avrebbe potuto rompere e cuocere l’uovo sulla pietra e mangiarlo mentre aspettava. Così il gattino viola ruppe l’uovo, lo cosse e lo mangiò. La sera, però, ancora la maga non si vedeva così lui tornò a bussare al cancello del castello, tin, tin, tin “Sono il gattino viola e ho affrontato un lungo viaggio per chiedere alla maga Baralissa di cambiarmi il colore del pelo, ho mangiato l’uovo datomi dalla gallina e ho aspettato tutto il giorno”. Arriva una papera che da al gattino una tazza di latte e gli dice di berlo e di dormire che Baralissa sarebbe tornata la mattina dopo e lo avrebbe ricevuto. Il gattino bevve il latte e si acciambellò vicino al cancello e dormì. La mattina dopo si svegliò al cantar del gallo col nascere del sole e di nuovo bussò al cancello tin, tin, tin e disse “Sono il gattino viola e ho affrontato un lungo viaggio per chiedere alla maga Baralissa di cambiarmi il colore del pelo, ho mangiato l’uovo datomi dalla gallina e ho aspettato tutto il giorno, ho bevuto il latte che mi ha regalato la papera e dormito in attesa che tornasse maga Baralissa”.

immagine dal web creationsbygillm.blogspot.com

immagine dal web creationsbygillm.blogspot.com

All’improvviso si trovò di fronte una signora vestita di interamente di viola, bellissima, con un abito viola di tulle e raso, un cappello bi-cono da cui scendeva del tulle di mille sfumature di viola. In quel momento li raggiunse Flit, un amico del gattino viola che arrivava dal bosco, aveva sostenuto tutto il viaggio del gattino Viola, partendo pochi giorni dopo di lui, voleva chiedere di diventare viola perché da sempre ammirava il colore unico del suo amico.

La maga ascoltò i loro desideri e disse, prima di rispondervi vorrei portarvi nel mio giardino. I mici la seguirono in un giardino bellissimo pieno di fiori, di mille colori, tulipani, viole, gigli, rose, alla fine del giardino c’era una rosa blu che tutti ammirarono molto. “

immagine dal web funmozar.com

immagine dal web funmozar.com

Allora” disse Baralissa rivolgendosi al gattino viola, “dovrei forse cambiare il colore di questa rosa in un colore uguale a quello di tutte le altre rose?”. Il gattino viola rimase così sorpreso, non aveva mai pensato al suo colore unico come ad una ricchezza particolare, soprattutto non pensava che gli altri lo potessero ammirare per questo. Flit da parte sua preso ad invidiare l’unicità del suo amico non ne aveva mai valutato le possibili contro indicazioni. Entrambi compresero che la cosa migliore era rimanere se stessi. Baralissa si complimentò con loro e li accompagnò al cancello, regalando a ciascuno un fiore da portare alla loro mamma. I due gattini tornarono a casa loro e portarono i fiori alle loro mamme e da quel giorno riuscirono quasi sempre ad essere contenti di se stessi.

© Tiziana Capocaccia
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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 settembre 2014 da in Fare per essere, Puericultura con tag , , , .

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