Movimento Psicoespressivo

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Psicopoiesi part 3

Eccoci con la conclusione della mia intervista a Salvatore Incarbone sulla psicopoiesi:

Quali le principali regole d’intervento psicopoietico?

Salvatore
Offrire scelte di un modello d’arte, proseguendo per associazioni. Difficile dare un breve elenco di regole e comprenderle senza frequentare un corso adatto né conoscere la teoria sufficientemente. Le regole d’intervento si possono suddividere in due gruppi: quelle più generali (come l’atteggiamento proponente le scelte, non invasivo della creatività dell’altro) e quelle più particolari, quasi usuali, di comportamento, tutte conseguenti alla teoria psicopoietica. Le teorie di riferimento: “Momenti del Sé”, “Sé Creante e Sé Creato”, ”Trasmodamento”, “Modellazione”, “Estetica”, “Pensiero Pensante e Pensiero Pensato” “Didattiche Rapide”…
Le regole – tendendo all’immedesimazione con l’altro quasi ad offrire uno specchio – raccomandano un intervento gentile,
con attenzione non scrutante e persino un ascolto discreto del suo respiro (in ritmo, profondità, volume, intensità, regolarità), l’abbandono delle proprie preoccupazioni personali, l’esempio didattico non invasivo, l’atteggiamento sempre bonario … Il soggetto può specchiarsi nel modello ma, a volte, lo potrebbe anche nel terapeuta.
Sono richieste capacità artistiche almeno in un’arte specifica, mezzo in terapia come il calcolo in ingegneria.

Ci sono categorie di persone che traggono maggiore giovamento dall’arte?

Salvatore:
A maggiore creatività, maggiore giovamento. Riteniamo che le persone siano sensibili all’arte nella misura in cui riescono a “vedervi” – ovvero a crearvi – un modello di se stessi o in relazione a un proprio problema – in conseguenza di capacità e condizioni somatiche (salute, assenza di menomazioni, p. e. sordità), cognitive (intuito, memoria) ed emotive (storia, configurazione personale.)
Si sa che l’arte è comunemente considerata tanto più “universale” quanto più riesce a coinvolgere le persone.
Il giovamento d’arte è tuttavia più probabile e più significativo quando è il soggetto stesso che si fa artefice della propria produzione artistica, dalla scelta del tema al suo svolgimento. L’arte vissuta passivamente (p. e. audizione, l’assistere seduti a uno spettacolo …), può non dare esito apprezzabile riguardo al tentativo di creare un nuovo Sé.
Se Arte implica Creazione, allora non è necessariamente Capolavoro, può essere anche semplice Scarabocchio (disegnato, dipinto, modellato, danzato, suonato …). A maggiore spontanea creatività, maggiore attribuzione di significato, maggiore giovamento. Vediamo così che un bambino – come l’adulto soprapensiero – si appassiona al proprio scarabocchio mentre può restare abbastanza indifferente di fronte ad un famoso capolavoro semplicemente perché dà alla propria opera un significato che all’opera altrui non è in grado di attribuire, almeno nelle condizioni del momento.
Si sa, infatti, che un bambino che scarabocchia lo fa “con gusto”. Attivo, è più interessato al momento della produzione creativa piuttosto che al risultato finale ottenuto che, finito, è ormai inerte. Invece guarda distrattamente perché passivo, il capolavoro di un grande artista.
Nessuno direbbe che sia poco sensibile all’arte ma riconoscerebbe invece che è interessato al momento della produzione attiva perché crea qualcosa che in quel momento ha un significato profondo per lui che così ne trae benefico giovamento al proprio sviluppo.
E’ quindi verosimile che un individuo appaia tanto più sensibile all’arte quanto più possa attribuirle un significato per il proprio Sé. La maniera migliore per aumentare la sua (apparente) sensibilità a un’arte è dunque metterlo in condizioni di produrla in ambiente libero da scopi estranei (ideologici, commerciali, pensieri di grandezza o di altra natura).
Riaffermiamo che è il processo di produzione a essere creativo. Esso tende a “ri-creare” il Sé ma deve sgorgare dal profondo, apparentemente senza uno scopo preciso, autenticamente. Esemplificando: battere un tamburo è più determinante – più pregno di “significato” – che ascoltarlo battuto da altri. E’ il soggetto che sa, meglio di ogni altro, “come, quando e perché ”battere” per ri-creare se stesso.
Non si esclude con ciò che l’arte passiva possa essere utile. Il semplice percepire (p. es. ascoltando una musica) implica comunque un’attività e un impegno creativo (si collegano i motivi, si paragonano i suoni, si anticipa l’andamento, si ricordano i temi e col respiro si va in estasi). L’impegno è comunque molto minore dell’attività svolta nel caso di arte attivamente perseguita, quindi è questa – che richiede di più l’impronta creativa del Sé – la maggiormente giovevole.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 ottobre 2014 da in Fare per essere con tag , , , .

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