Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Anche io sono d’accordo con Hugh Grant.

La saggezza del serpente
 a cura della Dott.ssa Maura Del Monte

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Qualche giorno fa ho ritrovato tra le pagine di un libro un articolo che avevo ritagliato circa un anno fa.

L’articolo, tradotto da Bruno Arpaia, è di Cercas Javier, scrittore e saggista spagnolo, ed è stato pubblicato sul Corriere della Sera il 7 marzo del 2013.

Titolo: “Sono d’accordo con Hugh Grant. Solo la fantasia della letteratura ci può salvare dalla psicoterapia”

Il titolo ( e l’articolo ) trovano ispirazione da un aneddoto raccontato da Simon Leys.

Scrive Javier: “Alcuni anni fa, la polizia di Los Angeles fermò l’attore inglese Hugh Grant mentre una professionista gli stava praticando una fellatio in un’auto parcheggiata in strada. Il fatto provocò un enorme scandalo, al punto che la brillante carriera di Grant sembrò sul punto di naufragare. Nel bel mezzo di quella tempesta, un giornalista statunitense rivolse all’attore una domanda molto statunitense: «Adesso andrà da uno psicoterapeuta?». «No», rispose Grant. «In Inghilterra leggiamo romanzi».

Ci tengo a dire che che Cercas Javier conclude il suo articolo consigliandoci di non cercarlo nel paradiso dei fanatici e dei terapeuti, se mai dovessero costruirne uno.

Ci tengo a dirlo perché l’articolo di Javier, che si interroga su quale sia il futuro del romanzo, getta una chiara luce anche sul futuro della psicoterapia e del counseling esistenziale.

Javier accomuna fanatici e terapeuti e ciò ci deve far riflettere: spesso, nel tentativo di affermare l’utilità sociale della propria disciplina, le scuole di psicoterapia peccano di dogmatismo e, ancora peggio, tendono a rendere patologica ogni forma di sofferenza.

Pertanto, anche io come Cercas Javier sono d’accordo con Hugh Grant; ma a differenza dello scrittore spagnolo sono convinta che la fantasia della letteratura ci può salvare dalla psicoterapia proprio perché i libri possono diventare uno strumento terapeutico.

Il perché, in un certo senso, ce lo rivela lo stesso Javier.

Scrive lo scrittore spagnolo: “Qualche settimana fa ho letto un’inchiesta sul futuro del romanzo. […] ho scoperto che devo essere l’ultimo scemo patentato che, almeno da queste parti, crede ancora che il romanzo abbia un qualche futuro. […] Cervantes inventò il romanzo, ma in Spagna all’epoca comandavano i fanatici e nessuno gli diede retta, così arrivarono gli inglesi e ci rubarono l’invenzione. E così siamo andati avanti fino a oggi. Per questo gli inglesi (e in genere, con poche eccezioni, gli anglosassoni) si sbellicano dalle risate ogni volta che si parla dell’avvenire del romanzo: loro si limitano a scriverli, e anche molto bene; e per questo il «Chisciotte» è sempre parso un romanzo più inglese che spagnolo.

E ancora: “Gli scrittori consultati da Rodríguez Marcos ci dicono che il romanzo […] non è una cosa seria […] che non lo sia mai stato. Chi dice che il «Chisciotte» o l’«Ulisse» sono libri seri, non ha capito né l’uno né l’altro; oltre a essere scherzi monumentali, sono libri profondi, vertiginosamente profondi. Come ci riescono? Cervantes ha creato il romanzo moderno (e l’ha quasi esaurito) dotandolo di due regole fondamentali. La prima è che il romanzo è un genere privo di regole; vale a dire: è il genere della libertà totale. La seconda è che è il paradiso dell’ironia, intesa come strumento di conoscenza: […] .

E qui Javier ci fornisce la risposta che cercavamo: “ È questo, l’ironia: la chiave che apre le porte della verità, facendoci scoprire che essa è quasi sempre poliedrica, che le cose possono non essere una sola cosa, ma una cosa e il suo contrario. Questo i fanatici non lo capiranno mai, e perciò i fanatici hanno sempre detestato il romanzo.”

Nel domandare a Grant se fosse entrato di lì a poco in terapia, il suo interlocutore dimostra di vedere una sola verità: all’epoca l’attore era fidanzato con la bellissima Elizabeth Hurley e il fatto che si fosse fatto sorprendere in compagnia di una prostituta fu visto da molti come un caso esemplare di sessodipendenza.

Ma “le cose possono non essere una sola cosa” e la risposta data dall’ironico Grant fa apparire la domanda del giornalista statunitense inopportuna e ridicola.

Insomma, il più delle volte non è il caso di esagerare e spesso la lettura di un libro ci può aiutare a riflettere sulle nostre debolezze umane senza necessariamente andare in terapia.

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

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Questa voce è stata pubblicata il 1 dicembre 2014 da in La saggezza del Serpente con tag , , .

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