Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Una palla di prato

La felicità sta nell’accettare quel che si è e quel che si ha, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Ecco una fiaba per parlarne ai più piccoli…

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Su di un bel prato c’era una palla, ma era sicura che il suo posto non fosse lì. Pensò di chiedere consiglio all’albero vicino, che dall’alto della sua chioma poteva vedere tutto attorno. Spiegò la situazione e l’albero le chiese “Come mai vuoi fare ritorno se non ricordi da dove vieni?” la palla rispose “Credo di non appartenere al prato e che dovrei tornare a casa mia!” Appena finì di parlare, un bimbo la prese, perché quello dove si trovava era il giardino di un asilo. “Che mal di testa! Che vertigini!” pensò lì per lì la palla, poi, però, si abituò. Vedere il mondo da quell’altezza le piacque, certo non era alta come l’albero, ma era soddisfatta! Dopo un po’ venne rimessa sul prato, vicino all’albero. “Ho visto una strada qua fuori, forse vengo da lì?” disse, ma l’albero rispose: “Mia cara, forse qui ti trovi male? Forse il bimbo non ti ha sollevata con delicatezza?”. La palla si affrettò a rispondere: “No, cosa dici! Mi ha sollevata con educazione, però, devo trovare casa mia!” insistette la palla. L’albero era molto saggio e suggerì: “Non sai cosa potrai trovare là fuori!”, ma la palla non era convinta, presa com’era dai suoi sogni su cosa avrebbe potuto trovare allontanandosi dal giardino. “Ehi tu!” si udì un gridolino dal basso, “Dammi retta, ho da dirti una cosa!” La palla vide che un piccolo e grazioso fiore aveva parlato. “Non dar retta a questo qui!” disse ancora il fiorellino, allungando una delle sue eleganti foglie verso l’albero “Sta sempre fermo nello stesso posto! Io invece sapessi che vita! Oggi sono qui, ma solo per una stagione! Altrimenti che noia! Chissà poi dove le api porteranno i miei pollini!”. “Hai ragione a volertene andare!” aggiunse un’altra vocina, “ma chi ha parlato?” chiese la palla “sono stata io” e voltandosi vide che una bella farfallina si era avvicinata. “Non si può vivere tutta la vita in un posto, per questo me ne svolazzo in giro. Dai prova, vicino al recinto c’è un buchetto da dove tu potresti uscire!”. La palla si lasciò trasportare dalla vanità del fiorellino e dall’incoraggiamento della farfalla e rotolò fino in strada. Beh, che delusione! Era abituata a stare su di un manto verde, vedeva fiorellini colorati, alberi, uccellini e farfalle. Ora tutto era grigio e anche un poco puzzolente. Inoltre, ancora non sapeva dove sarebbe potuta andare. All’improvviso TUUUM! Un colpo fortissimo la colpì e balzò in alto, ebbe le vertigini! Ricadde, ma di nuovo TUUM! Un nuovo colpo. “Oh povera me! Piagnucolava la palla. “Dove sono? Perché mi trattano così male?” Dopo di che sentì sghignazzare dei ragazzi “Non mi piace è una palla da bambini piccoli!” disse uno “Sì, la porterò al mio fratellino” affermò un altro, poi afferrò la palla e s’incamminò verso casa. La palla era impaurita. Dove la stavano portando? Cosa le sarebbe successo? Avrebbe dovuto ascoltare il vecchio albero! Ormai era tardi. La palla si ritrovò in un posto senza cielo sopra di sé, che era una casa, ma la palla non lo poteva sapere e aveva paura. “Ciao ma’, ho trovato una piccola palla per Luca!” disse il ragazzo mostrando la palla “Luca dorme già, gliela darò domani” concluse la mamma. “Cos’altro potrà succedermi?” si lamentava la palla, ma nessuno la poteva sentire, poi, piangendo, si addormentò. L’indomani, sentì la vocina di un bimbo esclamare “Uh, mamma la palla dell’asilo! Bisogna che la riportiamo, ci giocano i bimbi! È la palla del prato!”. Fu così che la palla venne riportata al suo angolo di giardino, vicina all’albero. Sorrise e si sentì grata di essere una “palla di prato”!

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 aprile 2015 da in Puericultura con tag , , .

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