Movimento Psicoespressivo

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Trame

La saggezza del serpente
 Rubrica a cura di Maura Del Monte
 (Dottoressa in Psicologia)

Vi sorprenderà sapere che il libro che più di ogni altro ha influenzato la mia formazione in Psicologia non è stato scritto da uno psicologo.

Il libro in questione è “Il linguaggio visivo” di Pino Parini e Maurizio Calvesi, edito da La Nuova Italia, ed era il mio testo di educazione artistica quando frequentavo la scuola media.

Il libro, tuttora in mio possesso, gode di ottima salute ed è ancora protetto dalla copertina di plastica azzurra che mia madre aveva comprato per proteggere la copertina originale.

Ve ne parlo perché penso di aver avuto nei confronti di questo libro una reazione non dissimile a quella avuta all’età di otto anni dal filosofo inglese Robin George Collingwood nei confronti di un libricino nero sulla cui costola era scritto “L’etica di Kant”.

Coolingwood ne parla nella sua autobiografia e James Hillman cita l’episodio come uno dei tanti esempi a sostegno della sua teoria.

Collingwood ricorda di aver avuto la sensazione che in quel libro si dicessero cose della massima importanza e di aver avuto la certezza che il contenuto di quel libro, anche se in quel momento non lo capiva, fosse “affar suo, una cosa che [lo] riguardava personalmente, o meglio, che riguardava un [se] stesso futuro”.

Non posso dire di aver avuto una percezione così chiara dell’importanza che quel libro avrebbe avuto per me, ma una cosa è certa: ne ero affascinata.

Il libro, palesemente rivolto agli insegnanti più che agli studenti, presentava contenuti e concetti incomprensibili per una ragazzina della mia età, eppure era il mio libro preferito: lo sfogliavo in continuazione e, a differenza dei miei compagni, mi cimentavo negli esercizi proposti al temine di ogni capitolo prima che l’insegnante ci dicesse di farlo.

A mia memoria ho sempre disegnato, ma il libro cambiò qualcosa nel mio modo di disegnare.

Ero diventata in qualche modo consapevole, consapevole che il disegnare era qualcosa che aveva a che fare più con l’esercizio e con la tecnica che con un presunto talento artistico che i miei professori e i miei compagni mi attribuivano.

Finite le scuole medie mi segnai all’Istituto d’Arte della mia città, ma quando si trattò di scegliere se proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti o cercare lavoro come grafica pubblicitaria, l’indirizzo che avevo scelto, optai per la Facoltà di Psicologia.

Il biennio fu durissimo e cominciai a pensare di aver fatto una pessima scelta, poi però qualcosa cambiò: arrivò l’esame che finalmente mi fornì gli strumenti concettuali per cogliere a pieno la lezione di Parini e Calvesi e per la prima volta mi sembrò che tutto avesse un senso.

E il senso era che l’educazione visiva poteva essere un potente strumento per aprire la mente delle persone e io volevo, anzi dovevo, farne lo strumento principale del mio operare come psicologa.

Era questo che ero destinata a fare? Fu il libro a condizionare le mie scelte e il mio futuro?

E voi?

Avete mai pensato che qualcuno o qualcosa abbia giocato un ruolo determinante nella trama della vostra vita?

Pensateci…

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Questa voce è stata pubblicata il 13 aprile 2015 da in La saggezza del Serpente con tag , , .

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