Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Andar per autobiografie – part 2

post a cura della 
Dott.ssa Maura del Monte
psicologa

Come vi ho già detto, Betty Edwars è una docente d’arte che ha messo a punto un metodo per imparare a disegnare che è stato sperimentato con successo dagli allievi dei suoi corsi e da chi ha letto i suoi libri.

Ciò che mi ha colpito di più della Edwars è l’affinità del ragionamento con la quale sin da bambine sembra che io e lei abbiamo affrontato e gestito il nostro presunto “dono”, il nostro saper disegnare. E anche nel mio caso sembrava ci fossero le condizioni per parlare di un talento ereditario: mio nonno sapeva disegnare, mio padre sapeva disegnare, mia madre sapeva disegnare, mia sorella sapeva disegnare, mio fratello, più piccolo di me di sette anni, sapeva disegnare.

Ecco cosa scrive Betty Edwars nella prefazione della prima edizione del suo libro più famoso “Disegnare con la parte destra del cervello”:

“Già in età precoce – verso gli otto o i nove anni – io disegnavo abbastanza bene. Credo di essere stata uno dei pochi bambini che si imbattono per caso in quel particolare modo di vedere da cui dipende la capacità di disegnare. Ricordo che già allora dicevo a me stessa che se volevo disegnare non dovevo che farlo. […] Ho ricevuto parecchio incoraggiamento per le mie capacità. La gente diceva: “Che bella cosa che Betty sia tanto portata per il disegno. Si sa, sua nonna faceva acquarelli, e anche sua madre ha inclinazioni artistiche. Evidentemente si tratta di un dono naturale, di un talento particolare”. Come tutti i bambini, mi piaceva molto sentirmi elogiare, e ho corso seriamente il rischio di credere a quelle doti. Ma sotto sotto sentivo che erano ingiustificate: sapevo infatti che disegnare era facile – bastava guardare le cose in quel particolare modo.”  

Ma c’è un’altro passaggio della prefazione della Edwars che mi ha colpito ancor di più; è una cosa che ho sempre notato in me e che rende estremamente affascinante il metodo da lei messo a punto:

“Nella mia attività didattica avevo sempre dato molto spazio al metodo della dimostrazione, e mentre disegnavo spiegavo quello che facevo: cosa guardavo, perché disegnavo un oggetto in un dato modo, e così via. Ma spesso mi scoprivo a interrompere le frasi a metà: sentivo la mia bocca cessare di parlare e allora cercavo il modo di riprendere il discorso. A quel punto, però, trovare le parole mi risultava immensamente faticoso, e per di più me ne mancava la voglia. Comunque mi imponevo di riprendere, ed ecco che scoprivo di aver perso il contatto con il processo del disegnare, e d’un tratto mi sembrava difficile eseguire, e mi trovavo disorientata. Da tutto questo ricavai un altro dato interessante: riuscivo a parlare oppure a disegnare, ma non potevo fare le due cose insieme”

Fateci caso; osservate amici che si dilettano a disegnare, artisti di strada, filmati che riprendono professionisti del disegno mentre realizzano un’opera: nessuno di loro parla e, se costretti a parlare, cercano di dare risposte telegrafiche o preferiscono interrompere e riprendere.

Perché? Forse una risposta c’è …

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Questa voce è stata pubblicata il 5 giugno 2015 da in La saggezza del Serpente con tag , , , , , .

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