Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Mandala per raccontare un movimentopsicoespressivo

Finalmente dopo quasi 39 anni di vita, due mesi di wild oat, oltre 10 anni da psicologa e 4 anni di sviluppo di pensiero legato a questo blog e una figlia, forse sono sulla strada giusta.

Sto iniziando ad accendere qualche luce chiara sul mio personale movimento psicoespressivo. Una verità di essere che ho cercato attraverso tante azioni, per capire a fondo come veramente sono, sotto polverosi strati di senso del dovere. Mi sono iniziata a vedere nel mio mandala.

Circa un anno fa accoglievo nel blog i suggerimenti di una collega e amica sull’utilizzare i mandala per esprimersi.

Un mandala è una tecnica psicoespressiva ed artistica di enorme valore. La parola deriva dal sanscrito e significa: contenere l’essenza.

Un cerchio per contenere noi stessi, per raffigurare la nostra essenza. Non è un valore assoluto. Nelle rappresentazioni grafiche non ci sono “per sempre”. Anche per il disegno infantile, ricordiamo sempre che si tratta di “fotografie” di momenti. Forme, colori, tratto ci rapprensentano nel momento in cui li utilizziamo. Qualche giorno dopo potremmo essere diversi, in ciò che proviamo, in quel che sentiamo.

Disegnare mandala è una tecnica psicoespressiva davvero utile per un uso personale e all’interno di un percorso terapeutico, un ottimo strumento arte-terapeutico.

Riguardo noi stessi, nel comporre mandala per nostro piacere, possiamo osservarli e percepire cosa ci comunicano. Potremmo, volendo, tenere un mandala-diario in cui realizzato il mandala possiamo aggiungere alcune parole o frasi che esprimano il nostro vissuto di quel momento, legandolo alla rapprensentazione grafica, accompagnando così parole e disegno.

Nel tempo i nostri mandala potrebbero mostrarci qualcosa. Ovviamente essendo appassionata di gesto grafico e avendo studiato come grafologa, quello cui più pongo attenzione sono: il tratto e i segni realizzati; così per es. possiamo notare se prediligiamo segni acuminati, punte, cornici angolose. Oppure se amiamo di più i gesti grafici curvilinei. Nel primo caso avremo un autore più spigoloso anche caratterialmente, una personalità più morbida nel secondo. Proprio come nella scrittura.

Ho scelto alcuni link interessanti dove leggere qualche curiosità sulle modalità di realizzare mandala:

counselingearte

uso del mandala per la conoscenza

mathilda stillday: cosa imparo dai mandala

Ecco cosa ho imparato e sentito io nel creare il mio mandala sul muro.

Prima di tutto che ho bisogno di spazio. Necessità di dare spazio a me stessa, di regalarmi considerazione. Il mio mandala ha un diametro di 1 metro e 30 centimentri.

Per realizzarlo ho usato una matita e un filo.

mandala6poi ho preso la matita e ho iniziato a disegnare, dal centro. Anzi no. Il centro, vero e proprio l’ho realizzato solo dopo, alla fine, al principio era rimasto vuoto, mentre lo andavo “proteggendo” con “petali” e “spine”

mandala5e ho continuato, cerchio dopo cerchio, ho riempito tutti gli strati di cui avevo sentito il bisogno

mandala7solo dopo aver protetto con tutti i cerchi il “mio centro” sono riuscita a disegnarlo così come sentivo

mandala8linee curve, non rigidamente impostate in un pattern appreso, ma comunque lineare, sono meno arzigogolata di quel che credevo, almeno così mi sentivo in quel momento ;o)

Dopo ho voluto il colore. Tanti colori. Tutti i colori dell’arcobaleno, alternati e ripetuti. Voglio molto colore, tutte le emozioni, espresse in maniera gioiosa. Voglio una vita colorata, perchè così sento di essere. Ecco il mio mandala, eccomi qua:

mandala2

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 marzo 2016 da in Fare per essere con tag , , , .

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