Movimento Psicoespressivo

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Scrittura benessere

La scrittura per me è sempre stato un bel momento. Un momento di raccoglimento, di comunicazione lontana da occhi indiscreti. Una sorta di “fuga presente”, ci sono, rifletto, dico, ma senza ansia da prestazione.

Nel tempo prendere consapevolezza del valore dello scrivere mi ha aiutato a valutarne i benefici, non solo a livello personale, ma anche professionalmente. Sono davvero sicura quando affermo che la scrittura può diventare una personale spa a costo zero, o quasi.

Il “quasi” è relativo al fatto che anche se obiettivamente un foglio, o un quaderno, e una penna sono sicuramente degli strumenti che si possono trovare a costo davvero basso, l’altro elemento da mettere in conto è il tempo. Solo se siamo disposti a dedicare del tempo alla scrittura, che vuol dire poi dedicare del tempo a noi stessi, l’attività potrà essere realizzata e ragalarci i suoi benefici.

Gironzolando in rete mi sono imbattuta in più di una ricerca relativa all’uso della scrittura come fonte di benessere, e i risultati sono davvero positivamente sorprendenti, hanno ulterimente rinforzato la mia “sicurezza” sul potere benefico della scrittura.

L‘indagine è stata svolta nel 1986 da Pennebaker e Beall. Attraverso le loro osservazioni su gruppi sperimentali e di controllo hanno rilevato una differenza significativa nell’incremento dello stato di benessere in coloro che erano stati coinvolti nell’attività di scrittura espressiva.

Dedicarsi per un tempo prestabilito a scrivere di sé, del proprio vissuto, delle emozioni, nel tempo generava uno stato di benessere più elevato misurato, tra l’altro, anche in una riduzione significativa di visite mediche nei mesi successivi all’attività di scrittura espressiva.

I miglioramenti sono stati rilevati dai ricercatori in gruppi di persone che avevano vissuto un trauma. Richiedevano loro di scrivere riguardo ciò che era loro accaduto, come si sentivano, le loro emozioni nel gruppo sperimentale e richiedevano invece di parlare di fatti superficiali ai partecipanti al gruppo di controllo. I risultati hanno dimostrato un miglioramento nel benessere dei partecipanti dei gruppi sperimentali ma non per quelli del gruppo di controllo sottolienando che l’apporto di benessere proveniva dalla scrittura che porta a guardarsi dentro, a comunicare le proprie emozioni, a mettersi in contatto profondamente con se stessi e a “tirare fuori” ciò che sta dentro, a non inibire l’espressione di pensieri e sentimenti legati ad eventi stressanti o traumatici.

Un testo molto interessante che ho letto qualche anno fa e che mi è stato davvero utile riguardante la scrittura come percorso di cura di sé è  Guarire con la scrittura di Jean-Yves Revault.

Il testo suggerisce una serie di esercizi di scrittura, guidando in  una sorta di percorso. Sicuramente, il caso che non è mai a caso, lo fece arrivare a me in un momento in cui io ero predisposta a fare questo percorso di scrittura, che comunque è solo un inizio, un ciclo di “esercizi” guidati che aiutano nell’attività della scrittura espressiva. Una scrittura che serva ad esprimere pensieri ed emozioni, a dar voce a ciò che abbiamo dentro e per questo regalarci benessere.

Ad un certo punto del mio scrivere, le fiabe sono diventate un genere per me congeniale, più del diario, o della storia romanzata, che per alcuni sono invece i modi preferiti per scrivere e comunicare ciò con cui hanno bisogno di entrare in contatto, di elaborare, di comunicare.

La fiaba è una protezione, attraverso la metafora permette di dire davvero anche quello che non riusciamo nemmeno forse a sapere di avere bisogno di comunicare.

Sul capire e comprendere le proprie fiabe è stato bellissimo leggere “Gurarire con una fiaba” di Paola Santagostino che con straordinaria semplicità guida attraverso i significati della simbologia delle fiabe.

Ora mi sento, prima di concludere, di fare una piccola puntalizzazione. Per coincidenza, o forse no :o), entrambi i testi che ho suggerito si intitolano “guarire con..”, guarire, però, è forse un termine un po’ forte, ossia è vero che quando ci si prende cura di sé, si assume consapevolezza e si fa un cammino di cambiamento si può anche guarire, tuttavia personalmente più che il termine guarire, preferisco dire “prendersi cura“, “prendermi cura di me”. Da questo ha inizio la possibilità di stare meglio, magari anche di cambiare.

Tutto inizia col regalarsi tempo, dedicare uno spazio e un tempo a se stessi, prendere in mano foglio e penna e iniziare a scrivere. Si può iniziare cercando di rispondere a una domanda apparentemente banale, sovra-usata quotidianamente, ma in realtà molto profonda: Come stai?

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