Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Arte psicoespressiva

Non sono un’artista.
Uso l’arte come mezzo per esprimere me stessa. Sicuramente fa lo stesso anche un artista. Però credo che un artista, oltre naturalmente ad ottenere lavori di qualità sensibilmente maggiore :o) faccia anche arte in modo diverso. Non so se riesco a spiegarvelo. Ci provo.

Ho sempre amato disegnare, non molto colorare, ragion per cui usare tratto-pen, inchiostro e pennini e pennelli è diventata una modalità a me congeniale.

Non sono riuscita a fare dell’espressione artistica la mia principale scelta nella fase formativa della mia vita. Per tanti motivi il mio fare creativo si è relegato in un cassetto da aprire quando non potevo più farne a meno anziché permettergli di contribuire al mio benessere quotidiano.

Per il poco praticare e conoscere le mie potenzialità artistico-creative non ho potuto fare di queste una qualche impresa professionale.

Quindi non sono un’artista.

Oggi però, vi racconto che già da qualche tempo il mio fare creativo è uscito dal cassetto, quasi arrivando dal passato e allo stesso tempo proiettandomi nel futuro. Solo per me. Per esprimere me stessa. Come canale di conoscenza personale.

Per questo ho iniziato a chiamare il mio “fare creativo“: arte psicoespressiva, perché rappresenta il mio movimento psicoespressivo. Banalità, se vogliamo, ciascun creativo racchiude il proprio movimento psicoespressivo in quello che fa. Di più però, attraversò attività artistiche-creative è possibile mettere se stessi davanti ai propri occhi e piano piano guardarsi e imparare a conoscersi.

Per me quindi il mio fare creativo è arte psicoespressiva perché ha valore per il mio conoscermi, per il mio entrare sempre più in armonia col mio movimento psicoespressivo.

Al momento è l’era del mandala a casa mia. Forse, non a caso, definendo il mio fare creativo piano piano la vera me, accedendo al vero sé, non poteva che raffigurarsi nel cerchio dell’essenza.

Ho raccontato il mio bilancio delle competenze. Oggi riflettendo sul fare dell’arte la propia attività  psicoespressiva come percorso di autoconoscenza credo che una riflessione iniziale, composta come una sorta di “bilancio delle competenze artistiche”, possa aiutare.

Chi artista non è può faticare a mettersi in un flusso creativo, in un fare artistico. Le persone che sono  abituate ai doveri molto più che ai piaceri possono incontrare difese, inibirsi. Più semplicemente si può avere proprio difficoltà ad orientarsi sul tipo di attività artistica da intraprendere.

Ecco allora che vi propongo questa sorta di bilancio artistico delle competenze. Una riflessione molto personale, rivolta a chi artista non è.

Tra le molte attività creative che conosci, quale è o è stata a te più congeniale?
Scrivere?
Disegnare?
Costruire qualcosa con qualche materiale?
Fare a maglia?
Scolpire?
Cucinare?
Penso che parlando di “fare creativo” le possibilità siano davvero infinite, si può davvero essere creativi in ogni ambito.

Questa attività,
che magari hai praticato anche in anni passati, magari ripescando quella che ti piaceva da bambino o in adolescenza, o che in un particolare momento della tua vita ti ha fatto da rifugio,
come la svolgevi?come ti faceva sentire?
cosa ti ha permesso di realizzare?
Ripensa a ciò che riguardo alla tua attività creativa è andato bene o male, da cosa è dipeso?
Quali sono gli aspetti che di questa attività ti piacevano di più?
Quali di meno?
Cosa pensavano e ti dicevano gli altri della tua attività?
Queste sono solo alcune delle domande che potresti porti riguardo la tua attività creativa.

Il fine di questa riflessione iniziale è capire quale sia, o quali siano, i “fare creativi” per te più “papabili”. Quali sono le strade creative più congeniali, oppure se ti sembra di non aver mai dedicato tempo ad un’attività artistica, quale ti piacerebbe? Quale pensi ti somigli di più o ti attira per qualche motivo?
E’ importante mantenere la concezione rassicurante che stiamo usando delle azioni creative per capire meglio noi stessi in una totale sospensione di giudizio circa il risultato, cui non va dato un giudizio di valore, ma va guardato come rappresentazione di alcune nostre caratteristiche che può racchiudere e raccontarci.

Per esempio se abbiamo scelto di fare a maglia andiamo poi a guardare il nostro lavoro, che inizialmente potrebbe essere solo un cosiddetto campione ossia un quadratino di lavoro magari al dritto. Può darsi che ci appaia poco bello, però non osserviamo questo: osserviamo per esempio se il lavoro è stretto-stretto o molto largo, questo aspetto ci parla di noi, del nostro movimento psicoespressivo. E’ un “come fare” che ci da un prodotto osservabile, un indicatore in più che ci riguarda e ci racconta come siamo.

Pronti allora? Personalmente ho scelto il disegno e la scrittura e sono molto felice di questi due strumenti psicoespressivi con cui viaggerò più consapevolmente d’ora in poi!

Annunci

Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 31 marzo 2016 da in Fare per essere con tag , , .

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 1.487 follower

privacy policy

Ascolta i miei podcast:

sensi e controsensi su startradio.it
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: