Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Il mio “personal storytelling” digitale

Questo blog è nato come diario di un’idea, tuttavia, a un certo punto, avendo avuto, e voluto, il tempo per rifletterci, mi sono domandata: posso raccontare per bene un’idea, senza raccontare anche la testa dove si è accesa? Soprattutto se questa è un’idea in divenire, che “diviene” qualocosa in base a come si compie la vita della sua autrice?

Mi son risposta che no. Non vale.
E’ giusto cercare le basi scientifiche della mia idea raccontando ricerche psicologiche che la avvalorano, o intervistando persone per raccontarvi di diversi movimenti psicoespressivi, o per raccontare differenti azioni umane come il cucinare o il camminare o lo scrivere, ma lo è anche raccontare la testa che ha montato il tutto. Perchè è vero. Quando leggo in giro per il web, le storie più appassionanti riguardano le persone. Perchè come dice Silvia Ceriegi se vuoi una mera notizia leggi l’ANSA, se leggi altro vuoi un’interpretazione. Trasportando questo a movimento psicoespressivo direi che chi vuole leggere una teoria psicologica, un approccio psicologico, una riflessione teorica di psicologia, va in biblioteca o in libreria a leggere chi prima e meglio di me ha già detto se non tutto, quasi, e sicuramente meglio di quanto potrei dire io.

Quello che posso fare, anche io nel mio piccolo, è metterci il perché attraverso una storia di vita.

Banale, ma vero, la ricerca che anima la scrittura di movimento psicoespressivo è indissolubilmente legata alla mia ricerca interiore. Per quanto prima di oggi mi sia numerose volte censurata, una meno del necessario forse :o) , adesso invece ho deciso che vale la pena. L’individuazione di un sé vale la pena. Oh, per carità, mica barbosi racconti sui miei genitori o sul primo fidanzatino, ma sulle evoluzioni interiori in un modo che secondo me potrebbe fornire spunto di riflessione a chi si sente in cammino. Un cammino alla scoperta del sé, quello vero. Quello che a volte per mille motivi potrebbe rimanere nascosto al pubblico e pure al suo autore, sepolto sotto coltri di impolverati sensi del dovere, concezioni e pregiudizi su come si dovrebbe essere, su ruoli da indossare coprendo la verità del sé e rendendoci in tal modo veramente infelici.

Questo è stato un anno importante. Dopo 4 anni figlia-esclusivamente-dedicati sono tornata a lavorare. Al mio lavoro di “psico” coi bambini.

Non è stato semplice, mi ha dato alcune cose e me ne ha tolte altre. Una delle cose che mi ha tolto è stato il tempo. Tempo per fare oltre a quello che devo anche quello che amo.

Questo mi ha fatto davvero soffrire. Soffrire la mancanza, ma anche, in positivo, vivere il desiderio. Grazie a questo stato di mancanza, ho vissuto il desiderio di tornare a scrivere. Non però, come avevo fatto per buona parte del 2015, quasi “trasciandomi” per dovere-di-pubblicazione, ma uno scrivere ispirato, per raccontare qualcosa che mi appassioni.

Ho pensato parecchio. Mi sono presa questo “tempo di mancanza di tempo”, perdonate il giro di parole, per pensare a quale fosse la cosa più appassionante per me e ho sperimentato.
La via empirica mi ha rimesso con pennelli, pennarelli e pastelli in mano alla mia antica passione per il disegno.
Per cui quel poco tempo che avevo la sera, anche dieci minuti li dedicavo a realizzare scarabocchi, scritte “artistiche”, disegnini, più di tutto sono usciti fuori mandala.
La cosa non mi ha stupito più di tanto, andando alla ricerca del sé, potevano non saltar fuori i cerchi dell’essenza?

Per capire per bene, quale fosse la mia più intima passione da raccontare mi sono anche messa a studiare, ho scoperto per esempio che prendersi il tempo di analizzare e valutare le varie attività che ci possono appassionare è un passo logico e giusto.

Mi rendo conto che sto procedendo un po’ “al contrario”, prima mi butto e poi studio e prendo coscienza del percorso e questa per me è un’immensa novità. In passato non agivo così, ho sempre studiato, studiato, studiato e ancora studiato e poi forse, ma non sempre, un pochino agito, ma poco.

Invece adesso no. Adesso ti frego io tempo. Inizio ad agire. Sono i 40 che incombono, ma io ho da fare. Basta star solo lì sulle teorie, adesso è arrivato il momento della pratica. Mi sperimento.

La cosa che, dopo qualche mese di sperimentazione, è uscita fuori è che più di tutto amo scrivere. Lo sapevo anche prima? Magari è ovvio, ma adesso lo so di più. Senza dubbio, per essermi messa in gioco con la pratica. Non posso star più a perder minuti, o mezz’ore, preziose a vagheggiare con la mente sul se avessi fatto il liceo artistico adesso potrei fare delle illustrazioni, potrei usare il disegno come mia attività principale o robe simili. No. Non lo farò. Perchè sperimentandomi e grazia alla teoria di movimento psicoespressivo ho trovato alcune risposte fondamentali:

  • Il disegno è un’attività più lenta, non dico che richieda necessariamente sempre più tempo, anche la buona scrittura vuole tempo. Tuttavia alla mia impazienza si addice senza dubbio di più la scrittura.
  • Eppure disegnare a volte mi è utilissimo, mi insegna la lentezza, mi dice “prenditi il tempo“. Per me ormai disegnare è una forma di meditazione.

Quindi scoperto il mio canale privilegiato: scrivere, desiderando avere un posto tutto mio dove farlo ho scelto il blog, che è come una casa dove ospitare il lettore che lo desidera, non rimaneva che capire di che cosa parlare, un’inezia :o)

cropped-banner.jpgSi qui parlo di movimento psicoespressivo, di questa idea che vado a piccoli passi sviluppando, ma tornando alla mia iniziale riflessione, credo che di idee, spunti teorici, punti di vista nel panorama della psicologia ce ne siano a profusione. Quello che posso fare io, autrice di piccolo blog, e accompagnarvi il racconto della mia evoluzione, della mia scoperta, del mio movimento psicoespressivo. Principalmente per quanto mi è immediatamente personalmente utile. Poi, anche perchè, la riflessione di un essere umano può essere utile anche a un altro.

Il prossimo mese è mio compleanno, parto col farmi questo grande regalo. Mettere me stessa in questo blog nella misura in cui penso che il mio racconto possa essere utile per raccontare cosa sia e come cresce il pensiero di movimento psicoespressivo.

In confidenza, ho compreso tutto questo da un errore. Rileggendo un post in cui mi volevo riavvicinare a parlare in maniera più copiosa dell’idea movimento psicoespressivo, ho trovato una frase da far arricciare i denti:
è un desiderio forte prima di tutto utile a me, per aiutare me stessa a smontare quello che mi impedisce di essere a pieno me stessa mentre piano, piano prendo coscienza della vera me stessa. Un doppio lavoro faticoso ma altrettanto irrinunciabile.

Dopo aver corretto rimproverandomi per aver messo in circolazione una frase del genere, ho però riflettuto: Una ripetizione così esagerata esprime un bisogno. Bisogno di mettere me stessa un po’ di più in quello che dico e quello che faccio. Un pizzico di sano egoismo dice una psicoterapeuta molto brava che ho la fortuna di conoscere. Un bel po’ anche di considerazione personale.

Ecco, allora, prima di tutto, con questo post, e altri che ne verranno che il regalo più bello che mi faccio è: autostima. Un fare-per-essere degno del tempo speso a realizzarlo.

Prendetevi il tempo.
Sperimentate.
Mettetevi in gioco.
Acculturatevi di voi stessi.
Accrescete la vostra autostima.
Credere in se stessi è una componente importante che permette al vero sé di emergere.

festa estate ferragosto

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

5 commenti su “Il mio “personal storytelling” digitale

  1. Nick Murdaca
    24 maggio 2016

    Che bell’articolo. Leggendoti, è stato tutto un crescendo di emozioni ed energia. Era più di una sensazione quella che stavi parlando anche a “me”, inteso come lettore affezionato, perché tale sono. Confermato poi in chuisura del post, con quelle belle parole.
    Grazie.

    Liked by 1 persona

  2. favolazione
    24 maggio 2016

    E’ un grandissimo piacere essere riuscita ad esprimere quello che provavo mentre scrivevo.
    Nick grazie di cuore, mi hai fatto emozionare..

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  3. Grazia Gironella
    26 maggio 2016

    Ciao! Bellissimo articolo, di quelli che fanno arrivare al lettore la persona che c’è dietro. Portare avanti argomenti di crescita personale senza mettersi in gioco direttamente è una forma di autodifesa, ma solo provvisoria, perché poi ti ritrovi a pensare: sì, ma io… dove sono? E ti diminuisce la voglia di scrivere. Anche a me stava succedendo qualcosa di simile nel mio blog, e ho fatto la stessa tua scelta.

    Liked by 1 persona

    • favolazione
      28 dicembre 2016

      Questo anno vortice mi porta oggi a leggere questo commento e mi scuso con te che lo hai scritto, dedicandomi il tuo tempo. Proprio in questo momento sto scrivendo un post legato all’idea di riprendermi il piacere del blog. Non è un caso che mi sia capitato proprio ora. Te ne ringrazio, è stato un bel pat, pat sulla spalla. Visto il periodo inoltre, Auguri per il tuo nuovo anno!

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Questa voce è stata pubblicata il 19 maggio 2016 da in Fare per essere.

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