Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Sono una donna non sono una pianta

Questa faccenda del fertility day mi ha colpita.
Come una scrosciata d’acqua alla fermata dell’autobus prodotta dalla sgommata di un automobilista poco attento.

Ecco, poco attenta.

Questa campagna è stata a parer mio poco attenta a un bel po’ di cose.

Al fatto che se nascono pochi bambini una fetta importante di responsabilità ce l’ha la società.

Al fatto che un elemento così privato, non si può trattare con uno spot pubblicitario, perché si rischia di essere alla meglio superficiali, alla peggio anche offensivi.

La faccenda del fare figli è complessa, ha a che fare con un mucchio di variabili.

Sono una privilegiata perché

  • ho incontrato l’amore della mia vita in tempi utili a riprodurmi.
  • un desiderio di maternità e uno di paternità si sono incontrati
  • non ho avuto difficoltà con la gravidanza
  • abbiamo avuto condizioni finanziarie avverse, ma due famiglie a fare da “ammortizzatori”.
  • allo stato attuale condividiamo una scelta che è un po’ di decrescita felice

Non è sempre così.
Ci crescono in un mondo contraddittorio.

Devi affermarti lavorare, farti una carriera.
Fatti il tal macchinone così sei un figo, indossa la tal giacca così sei fashion.

Siamo la generazione angosciata dal precariato e dalla crisi.

Siamo usciti dall’adolescenza, cosa che accade allo stato attuale verso i 35 anni, sentendo sbriciolare sotto i nostri piedi l’idea di stabilità esistenziale con cui eravamo cresciuti.

Un lavoro sicuro, “il posto fisso“, uno stipendio tutti i mesi, un progetto di vita.

Niente. Oggi al massimo una vita “a progetto”. Non è la stessa cosa.

Quindi ci stiamo impiegando del tempo.

A essere resilienti. A diventare flessibili. A capire che questa variabilità nelle professioni può darci opportunità anzichè annegarci nell’ansia.

Mentre pian piano progettavamo percorsi professionali nuovi, progetti di vita differenti, flessibili, BOOM! C’è la crisi.

Allora che ci vuoi fare?
Ci hanno tolto l’attribuzione causale interna. La percezione che quel che succede dipende da se stessi, che quindi ci si può fare qualcosa.

Con il fantasma “crisi economica, che invece è una causa esterna, che ci puoi fare?

Ci hanno intristito, debilitato, affossato. Fatto sentire inadeguati ai modelli. Impotenti alla crisi. In bilico sul precariato.

Però adesso che aspettate: riproducetevi!

Se no cari miei si diventa una società di vecchi.

Adesso ci dobbiamo fertilizzare. Siamo piante.

Che poi, pare che anche alle piante le devi mettere in un ambiente adatto, anzi ci devi anche parlare. Così crescono. Felici.

Cari voi che sedete “colà dove si puote ciò che si vuole” pensateci: il più grande “fertilizzante” è la felicità.

Prima di incitarci alla riproduzione, assicuratevi di lavorare per renderci più felici.

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 settembre 2016 da in Stili di vita con tag .

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