Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Ecco perché devi stampare questa poesia

La poesia c’è chi la ama e chi al pensiero sbadiglia.

Dipende un po’ dalle inclinazioni personali, un po’ da come ce l’hanno presentata.

Tuttavia, credo che avvalersene a scopo:
star-meglio-psicologicamente
renda la poesia più appetibile a prescindere dai gusti.

La proveresti una “medicina” che bene che vada ti fa stare meglio, male che vada non ti fa stare peggio, senza nessuna, nessuna controindicazione? Io si.

A me la poesia non solo ha fatto stare meglio, ma mi ha dato una grande spinta evolutiva. Mi ha concesso tanti nuovi punti di vista e una serenità interiore davvero più profonda e vera.

Che si fa con una cosa così bella se non condividerla?

La poesia da cui voglio iniziare questo viaggio di
“Supporto psicoPOESIologico” è L’ALBATRO di Baudelaire:

 

      Spesso, per divertirsi, gli uomini d’equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
Il vascello che va sopra gli abissi amari.

E li hanno appena posti sul ponte della nave
Che, inetti e vergognosi, questi re dell’azzurro
Pietosamente calano le grandi ali bianche,
Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.

Com’è goffo e maldestro, l’alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com’è comico e brutto!
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
L’altro, arrancando, mima l’infermo che volava!

Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
Che abita la tempesta e ride dell’arciere;
Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
Per le ali di gigante non riesce a camminare.

Vi è capitato di sentirvi così fuori posto?

A me è successo. Di sentirmi fuori luogo come l’albatro. Può capitare a chiunque. Dipende in massima parte dal fatto che non dovevamo trovarci nell’occasione che ci fa sentire così.

Non siamo stati bravi a capire cosa non fa per noi.

Ci siamo lasciati catturare, un po’ come l’albatro, da situazioni che ci fanno stare male, che ci fano sentire malvisti, incompetenti. Insomma una vera schifezza di situazioni.

Come può succedere di lasciarsi trascinare in simili contesti?

Capita.

Per tanti motivi.

Alla base di tutto c’è il non aver ancora afferrato con entrambe le mani la nostra essenza, il nostro vero sé. Motivo per cui, per assurdi sensi del dovere diciamo di sì a persone o attività che non ci appartengono, che non combaciano con noi, dando fondo a colossali capitali energetici. Ci prosciughiamo facendo le cose sbagliate per i motivi sbagliati.

Uscire da simili strade e forme mentali non è cosa di un giorno, ma il primo passo è certamente prenderne consapevolezza.

Per questo ti consiglio di stampare la poesia dell’albatro, attaccarla al muro, o metterla in un’agenda o quaderno che apri ogni giorno.

Lascia che i versi di Baudelaire ti trasportino ai momenti in cui tu ti sei sentito/a albatro.

Che tipo di situazioni erano?
Che caratteristiche le accomunavano?
Cosa ti ha portato in quelle situazioni?

Iniziare a rifletterci ti aiuterà.

I cammini di cambiamento sono lenti, impercettibili, ma partono tutti nello stesso modo: col primo passo.

albatro

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 febbraio 2017 da in Fare per essere con tag , , , , .

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