Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Che differenza c’è tra paura e fobia?

Qualche settimana fa a Sensi e Controsensi (su http://www.startradio.it alle 19.00) abbiamo parlato di paura.

Delle paure che sono un fatto reale, e delle fobie che invece vivono dentro di noi anche in assenza di stimoli reali esterni.

Quante paure mi sono state raccontate, difficile addirittura riuscire a nominarle tutte. Di questo dico grazie a ciascuna persona che mi ha regalato una porzioncina del suo tempo per rispondere e condividere.

La paura è una delle nostre emozioni di base, una reazione a un evento che ci comunica che siamo in pericolo.

Sì, la paura ci salva la vita.

Per questo motivo, come le altre emozioni, ha un valore molto positivo, vitale!

Il nostro corpo si ferma, la paura ci blocca lì per lì, ci predispone poi a una reazione di attacco o fuga.

Certo non viviamo in una giungla, ma anche in città ogni giorno possono capitare tantissime situazioni che ci mettono in una situazione in cui la paura ci salva la vita.

La paura è la reazione sana che ci salva la vita di fronte ad un pericolo reale, attuale, da cui metterci in salvo.

Altro paio di maniche sono le fobie. Si tratta di paure irrazionali, che ci fanno stare anche molto male, che generano dei sintomi fisici anche molto intensi. Anche se non è fisicamente presente l’oggetto della fobia.

Provate a parlare di ragni a una persona che soffre di aracnofobia.

Inizierà ad avere reazioni di ansia, anche se di ragni non c’è neppure l’ombra.

Lo so perché ero una di quelle.

Una volta, avrò avuto 13 anni, mi tuffai fuori dal bagno, gridai dalla finestra del soggiorno per chiamare mia madre che era appena uscita (mica esistevano i telefonini). Povera donna, mia madre è dovuta tornare a casa, tre piani di scale a piedi, per togliere di mezzo un ragnetto capocchia di spillo che gironzolava nella vasca da bagno.

Vi pare razionale? Ovviamente neanche un po’.

Ad un certo punto però, complici, lo ammetto, i saperi psicologici maturati, ho deciso di affrontare la mia paura dei ragni che mi appariva un tantino esagerata.

La teoria mi diceva di affrontare l’oggetto della mia paura gradualmente, mooooolto gradualmente.

All’inizio è importante disinnescare gli aspetti più terrifici.

Non potevo iniziare da video tremendi di ragni grossi e pelosi,che detto tra noi non riesco a vedere manco adesso…

…ma allora che paura avresti superato?

L’eccesso!

ma andiamo con ordine:

Ho incominciato cantando e mimando con le mani la filastrocca di Wisky il ragnetto. Ho fatto amicizia con Wisky. Ho iniziato a tenere un Wisky di peluche, si non li chiamo quasi più ragni, dico c’è un wisky in bagno per esempio. Sembra una cosa scema ma mi aiuta.

Una mattina, d’estate, in campagna, sotto a un tavolino ci stava una ragnatela, con un piccolo Wisky capocchia di spillo. Ebbene, ce l’ho lasciato. Ogni tanto andavo lì e gli dicevo “Ciao Wisky”.

Dopo un po’ di giorni è andato via da sé.

Certo, non guardo documentari su ragnoni neri, però l’eccesso sono riuscita a debellarlo.

Adesso posso occuparmi dei piccoli ragni che mi capitano in casa.

Adesso posso pensare e parlare di ragni senza avere reazioni di ansia.

Questo è già un passo enorme.

L’aspetto cui porre maggiore attenzione è quanto una fobia invade la nostra vita, quanto incide sul nostro funzionamento nella vita di tutti i giorni.

Quando una paura ci limita troppo, soprattutto trattandosi come con una fobia, di un qualcosa di irrazionale, forse è il momento di ampliare i nostri limiti, di evolverci.

Superare una paura vuol dire allargare i propri limiti, diventare più grandi.

E tu che paura hai?

 

ASCOLTA il podcast di SENSI E CONTROSENSI

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 febbraio 2017 da in Stili di vita con tag , , , , .

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