Movimento Psicoespressivo

Un blog per capire se stessi e vivere felici

Come fare per combattere l’ansia d’intraprendere un’aspirazione.

L’ansia è come una vecchina tremolante che va sostenuta e rassicurata, così ci lascerà in pace permettendoci di vivere la nostra aspirazione.

Ho iniziato a scrivere con cognizione che volevo scrivere circa dieci anni fa. L’incombere dei 30 anni mi diede la spinta. Dovevo avvicinarmi a quello che mi ribolliva dentro, tirarlo fuori e farci qualcosa. Sono sempre stata ansiosa allo spasimo e il miglior modo che ho sempre trovato per superare la strizza è stato studiare e conoscere, per abbattere il mistero e l’incapacità. Se una cosa la conosco bene, l’ho approfondita sono come funziona e so come affrontarla allora, non mi va via l’ansia, ma posso dire alla mia ansia di stare tranquilla. Questo mi aiuta.

Così quando dieci anni fa ho capito che volevo scrivere, per l’esattezza volevo scrivere fiabe ho incominciato a studiare cosa fa uno che vuole scrivere fiabe, come è meglio muoversi, cosa è meglio evitare di fare. Con mio stupore, ma anche contentezza per la stravaganza, a mio parere, del mio oggetto di studio, trovai tanto materiale online su editori e autori affermati che, doppio wow, gratuitamente fornivano tutti i suggerimenti e i consigli che io andavo cercando!

Mi dicevano che per gli esordienti la cosa migliore era partecipare ai concorsi, anche piccolini, evitando quelli troppo costosi e, scritto di rosso e sottolineato, non accettare mai di pubblicare a pagamento.

In buona sostanza questi erano i consigli pratici per gettarsi nella mischia.

Lessi anche libri sulla scrittura in sé e per sé, di Stephen King, di Cerami, mica mi sono fatta mancare pareri illustri.

Tutto quello che mi ricordo è “taglia il più possibile, elimina il superfluo“.

Dopo ho continuato a leggere romanzi, tutti quelli che mi ispirano. Nasco prima lettrice appassionata.

La me lettrice ha 23 anni di esperienza in più della me scrittrice.

Quindi visto che iniziavo a voler scrivere favole, ne iniziai a “rileggere” e a leggere da capo un vagone.

Poi, visto che ho tra le mie personalità una puntigliosa-segretaria-precisetta ho anche fatto uno studio approfondito del significato psicologico delle fiabe e del loro utilizzo nell’ambito del supporto psichico.

La mia personalità efficace ed efficiente (per comodità le ho dato un nome, si chiama Loretta, perché fa rima con segretaria imperfetta, il nome glielo affibbiai mentre ero arrabbiata con lei, ma di questo parlerò in un altro post) ha anche fatto un elenco delle case editrici le ha divise per tipologia di fiabe pubblicate e ha iniziato a contattarle per sapere come inviare loro materiale, ha fatto elenchi dei concorsi papabili, e via via organizzato tutto. È bravissima in questo.

Bene.

Pubblicai due fiabe con una casa editrice emergente per due anni consecutivi.

Piccoli altri riconoscimenti secondari da piccolissimi premi letterari.

Tutto questo però mi ha motivata.

Abbassò il mio livello di ansia.

Capire quali fossero i passi oggettivamente giusti da fare, perché forniti da esperti di settore accese una luce sul buio completo che avevo. Si sa, al buio l’ansia sale, alimentandosi di tutto quello che non vede e che può crogiolarsi ad immaginare più brutto di quello che è. Non so la vostra, ma la mia ansia è bravissima in questo.

Così mi sono concessa di scrivere fiabe.

Sembrava una roba sicura.

Avevo capito i passi da intraprendere per dare senso a questa che evidentemente ritenevo una velleità per quanto irrinunciabile.

Scrivere la fiaba per un concorso o per cercare di farla pubblicare dSapere che la fiaba aveva un significato ed era portatrice di un messaggio evolutivo mi rimetteva in pace con la mi personalità severa e giudicante. Così riuscivo a zittirla a darmi il permesso di scrivere. Così la mia personalità creativa, cui ho per anni tappato la bocca come meglio ho potuto, tarpandola in tutti i modi possibili, non riconoscendola e lasciandola in fondo all’anima, seppellita sotto coltri di doveri, si è potuta lentamente risvegliare.

Un processo ancora in corso, ma a un punto notevolmente più avanzato di allora.

Quando hai un’ispirazione puoi intraprenderla con entusiasmo e passione, a volte però l’ansia la fa da padrone e bisogna aiutarla sta povera ansia. Me la immagino come una vecchina tremolante cui devi fornire un solido bastone per sorreggersi, una comoda e stabile poltrona per sedersi, una finestra luminosa da cui osservare al sicuro quello che accade.

Se riesci a fare questo lei ti lascerà in pace.

Ti permetterà di viverti la tua aspirazione, di perseguirla con tutte le tue forze e di realizzarla per quanto possibile in base a come le tante variabili in gioco si intersecheranno.

Fare luce. Ossia mettersi a studiare, conoscere, sapere di un determinato argomento. Sapere come funziona abbassa il livello di ansia.

Seguire un iter progettato, stabilire i propri passi, rivalutarli in corso certamente, ma darsi un orientamento. Un appoggio regala un senso di stabilità all’ansia e lei si rassicura.

Questo è quello che ho fatto per calmare la mia ansia e regalarmi la possibilità di vivere la mia ispirazione, tu come fai?

Hai appena letto il post sulla creatività del secondo martedì del mese, vuoi sapere perchè?

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Informazioni su Tiziana Capocaccia

Ogni azione, ogni singolo gesto racconta chi siamo, è parte del nostro movimento psico-espressivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2017 da in creatività con tag , , .

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